Scaldatevi il cuore con questo video anti-freddo.
Keps*
…1 serata indimenticabile. (Se già ero in ritardo a scrivere il mio articolo dopo la serata di giovedì, ora che ho letto quello di Cipì sono ancora più in crisi).
L’appuntamento è alle 20:30 a casa Dudi-Cipì. Arrivo sotto una pioggia battente, chiaramente dopo essermi persa, parcheggio, scendo. Splat! Una merda sotto la scarpa: come immaginavo, sarà una grande serata. La formazione è così composta: Keps, Cipì, il Dudi, Camana e Lorenzo; direzione Alcatraz-Milano.
Alla guida c’è Cipì che, come vuole la tradizione, sbaglia strada fra gli insulti del Dudi, ma il gruppo è carico e allora via si va via si va si va via. Quando entriamo nel locale stanno suonando gli Avatar tra i quali spicca un vichingo con dei lunghissimi dred biondi, alle prese con un headbanging senza fine; intanto noi beviamo qualcosa e prendiamo posizione nelle retrovie. Lì restiamo solo due canzoni, il tempo di decidere che la nostra missione della serata era toccare il sudicione, nonché Joke Berg. Io e Cipì abbiamo lottato: contro il sudore, contro una tipa posseduta che voleva tirare un pugno a un’altra con cui ho attaccato bottone; abbiamo combattutto per sfiorare anche solo un millimetro di braccio appiccicaticcio e tatuatissimo di uno dei componenti della band. Io mi tiravo su più che potevo, cioè pochissimo, allora Cipì mi ha afferrato e scagliato verso il palco: lei ora ha l’ernia e io il mal di collo.
Ma il lieto fine c’è, eccome se c’è! La tizia con cui ho socializzato nella mischia mi ha assicurato che i metallozzi sarebbero scesi per autografare il merchandising, così ho comprato il poster, mi sono arpionata alla transenna e a un certo punto eccoli che arrivano, tutti e 4 nella mia direzione: strette di mano, congratulazioni, pacche sulle spalle, foto e soprattutto dedica personalizzata “TO KEPS AND CAMS”: pregio.
No regrets at all.
Keps*
P.S.Mentre Cipì mangiava le acciughe, io vagavo amenamente nella zona industriale di Lainate in cerca della via verso casa.

1-2-3 PROVA. 1-2-3 PROVA.
Ci siete ancora, cari lettori? Vi chiedo scusa per questo lungo periodo di latitanza: non avevo la testa per dedicarmi al blog e, per l’assioma secondo cui piuttosto che dire qualcosa per forza è meglio stare zitti, non ho scritto fino a oggi.
Per farmi perdonare dell’assenza, vi regalo una chicca, ma prima ditemi: vi piace lo spot dello Zefiro? Massì, quello dove ci sono lui e lei nel letto al mattino, tutto girato in stop motion. Ebbene, l’idea di questa pubblicità è stata presa da un videoclip stupendo, realizzato per una canzone che entusiasma i cuori romantici e schiude delicatamente gli animi più austeri.
L’autore è Oren Lavie, giovane artista di Tel Aviv, debutta con un album (The Opposite Side of Yhe Sea) che scorre dentro l’animo come una bevanda calda sorseggiata in un rifugio pieno di cuscini rossi, al riparo da un inverno tagliente. Io e Cipì lo ascoltiamo a ripetizione in ufficio; ottimo anche per i viaggi in solitaria o per una cena a lume di candela.
Keps*

Non posso fare a mano di pensare che dietro a questa frenesia da influenza ci siano le aziende farmaceutiche e i loro indegni interessi.
Il problema è che queste industrie oltre a fornirci medicine indubbiamente utili, per incrementare le vendite, spingono su uno dei sentimenti più forti dell’emotività umana: la paura. E quando la paura prende il sopravvento è come se ci piombasse addosso un’enorme coperta che non ci permette più di vedere intorno a noi; percepiamo ciò che ci circonda come una minaccia e ci sembra di essere soli e senza alternative. In una parola: controllabili.
Se lasciamo il comando della mente e quindi della vita all’insicurezza, diventiamo facilmente influenzabili, appunto; diventiamo molto più comodi e facili da gestire.
La presunzione di conoscere la verità non ce l’ho, ma per come la vedo io stanno usando il piede di porco del vaccino per far leva sull’ansia da influenza suina.
Keps*

Altro che l’Emmenthal, altro che gli orologi o il coltellino, altro che la Vogele Moda: io ora della Svizzera ho in mente Roger Federer.
Un campione di gioco e di sobrietà, che non cede alla paura nè a cadute di stile, ma che allo stesso tempo riesce a conquistare il cuore del pubblico che lo segue incantato. Se già avevo un debole per lui qualche tempo fa, figuratevi adesso dopo l’ultima combattutissima impresa a Wimbledon, un trionfo che lo porta a superare Sweet Pete per numero di vittorie nei tornei del Grande Slam.
Mi sembrano comunque doverosi i complimenti a Roddick che ha giocato un eccellente match, piazzando colpi belli e poderosi.
Bene Roger, direi che con questa vittoria il corredo per il pupo in arrivo è assicurato (e magari anche un ulteriore brillocco a mamma Mirka).
Keps*




…Skiantos!
Al Circolo Arci Magnolia di Segrate, inizio concerto ore 22:00.
Chi c’è a parte io, Jobander, Welma, l’Herminetor, Cipì e il Sciur Mattia?

Keps*
Oggi Aung San Suu Kyi festeggia il suo compleanno, tanto per cambiare in carcere dopo che un cittadino statuntense ha violato i suoi arresti domiciliari.
A Rangoon i sostenitori della leader dell’opposizione birmana l’hanno celebrata con discrezione presso la sede della Lega nazionale per la democrazia, con una piccola cerimonia e offrendo dolci a un gruppo di monaci buddisti.
Andate su 64 for Suu: si può appoggiare la sua causa e chiedere la sua liberazione con testi, immagini, video, sms e messaggi su Twitter.

Keps*
“Ogni estate c’è un dilemma estivo: se andare al mare o andare ai monti. Dobbiamo decidere…”
Come al solito Elio dice delle grandi verità: il dubbio amletico mare o montagna colpisce tutti, prima o poi. Ma la nostra amica Giulia, sempre avantissimo, ci suggerisce un’alternativa accattivante per un soggiorno diverso dal solito: le sfere sospese nell’aria; ebbene sì, se siete di passaggio nella foresta di Vancouver Island in Canada non potete non togliervi lo sfizio di incontrare Eve e Eryn due singolari alloggi concepiti dal genio del signor Tom che non conosco, ma che mi viene già voglia di chiamare Zio Tom.
Piccole e curate nei minimi dettagli, dispongono di biancheria, energia elettrica, impianto stereo, riscaldamento, piatti, forno a microonde e frigorifero, ovviamente tutto in dimensioni mignon; il bagno si trova a terra, proprio sotto la sfera, mentre a circa 60 metri sono disponibili altre strutture quali docce, sauna, cucina, barbeque e area picnic, il tutto a cifre più che ragionevoli.
In questo luogo di pace fra fate e folletti potrai dormire, meditare, fotografare, ascoltare musica o semplicemente stare sospeso fra la terra e il cielo.
“L’architettura è un modo per plasmare e creare habitat che riflettano un sentimento e che armonizzino con l’ambiente che ci circonda; la sfera è quella forma in architettura che riflette il pensiero dell’unità”.
Tom
Per ora non ho in programma viaggi da quelle parti, ma se qualcuno di voi dovesse andarci ce lo faccia sapere!
Keps*

Siore e siori, questa volta il teatro Caboto presenta ”Il signore va a caccia” di George Feydeau, per la regia di Enrico Beruschi e con la compagnia stabile del Caboto.
La trama
“Quando il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla sorprendere in flagrante reato di adulterio e dedicarsi all’amante. Ma quando la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo accettando la corte del migliore amico di lui. Al n.40 di Rue d’Athènes, a Parigi, casualmente si ritrovano marito, moglie, amanti, squattrinati e poliziotti, in un vorticoso turbine di situazioni e di risate che lascia letteralmente senza fiato lo spettatore.
Dopo un inizio di carattere psicologico, naturalistico, da vera e propria commedia di osservazione, Feydeau abbandona i suoi personaggi al vento infernale che li incenerisce. La rappresentazione diventa un’allegoria comica e acquista la dimensione di satira di costume.
Un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena: “Feydeau è leggero, spiritoso, tocca la radice dei problemi umani; non è un autore disimpegnato, le sue commedie non sono prodotto di consumo perché è vero, invece, che esse disegnano un’epoca e ne colgono i primi elementi disgregatori.”

Io andrò a vederlo sicuramente, poi vi scriverò le mie impressioni (non vedo l’ora di applaudire la Eli!)
Keps*