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Fatti e avvenimenti tratti dall’attualità

Happy Family.

Se quelli di Pirandello erano personaggi in cerca d’autore, qui la situazione è ben diversa: l’autore c’è e ha già incontrato anche i suoi interpreti, ora non gli resta che scegliere la storia da raccontare. Fosse facile.

Sì perché ciascuno di noi ha le proprie difficoltà da affrontare, le proprie esigenze, le proprie aspettative e, soprattutto, un desiderio vibrante di essere felici. E lui, Ezio lo sceneggiatore, deve accontentarli tutti: c’è Anna, la donna che ha perso l’entusiasmo in suo marito Vincenzo a cui viene diagnosticato un tumore maligno e che a 55 anni non ha ancora assaggiato uno spinello; c’è sua figlia Caterina che ha voglia di innamorarsi ma è frenata dalla paura di puzzare di sott’aceti, Filippo il fratellastro ha 16 anni e vuole sposarsi con Marta, sua coetanea figlia di una mamma un po’ schizzata e di uno spirito libero dalla saggezza in pantaloni corti. Tutti intorno a una tavola apparecchiata, fra un piatto di tagliatelle gamberi e funghi e un altro sempre di tagliatelle gamberi e funghi di nonna Anna, si ritrovano per le curiose pieghe che a volte prende il destino e insieme formeranno un bellissimo origami che vi delizierà.

Adoro ancora di più la regia di Salvatores.

Keps*

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On!

Madames e Messieurs,

io e Cipì siamo liete di presentarvi il sito della Relé

clap clap clap clap

http://www.relecomunicazione.it

Buona visione!

Keps e Cipì

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Botanica.

Cose dell’altro ondo per descrivere la bellezza del nostro: è questa la nuova straordinaria creazione di Moses Pendleton.

Botanica è il frutto di un amore, quello dell’artista con la natura e con la vita in generale; Pendleton è innamorato e non ha perso la capacità di meravigliarsi di fronte agli spettacoli a cui ogni giorno la natura ci invita, dai quelli microscopici a quelli più maestosi. Li osserva, li legge attraverso la sua sensibilità e ce li restituisce in una rappresentazione che lascia a bocca aperta; uno spettacolo così vario che si fatica a ricordarlo tutto, ma che lascia la voglia di atterrare di nuovo su quel pianeta incantato.

Fantastico regalo di compleanno.

Keps*

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M’andava il Mandala.

Dato che non sono abile nell’arte del disegno come la bravissima Cipì e faccio per lo più spegasci di varia natura (passò alla storia una mucca – già chiamarla mucca era un superlativo! – a 6 zampe), ‘sta volta mi sono divertita a fare questo mandala e, dato che il risultato mi piaceva, ho deciso di metterlo qui.

In realtà quando ho iniziato a tracciare il primo cerchio con la penna nera non avevo nulla da fare, così mi sono lasciata trasportare dalla biro che riempiva spazi con l’inchiostro e ne creava di nuovi, senza mai fermarsi. Non avevo idea di dove sarei arrivata, ma l’importante è mettersi in viaggio, no?

Keps*

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Razzo la nostra nuova bomba?

Domenica 22 gennaio 1995.

Come ogni fine settimana il rifugio è affollato di sciatori che sbranano un boscaiolo o anelano a uno speck e brie, ma questa non è una domenica come tutte le altre. Oggi c’è lo slalom speciale e sono tutti qui, tutti qui incollati a un televisore troppo piccolo pre vedere lui: Albertone. Da italo-caciaroni quali siamo, l’attesa è un tripudio di chiacchiere ad alto volume interrotte soltanto dalla speranza che qualcuno si stia per alzare, cosa che, ovviamente, non accade; se un norvegese entrasse qui, sono convinta che gli fischierebbero le orecchie per tutto il giorno.

Ma quando scende lui, sembra che qualcuno abbia urlato “Scoiattolo!”: tutti si fermano e sincronizzano il respiro sul ritmo dei pali, curva dopo curva; in un crescendo di emozioni Alberto ci trascina con lui al traguardo ed è un’ovazione, un’esplosione di gioia. Si torna tutti a sciare, sognando per un attimo di accarezzare la neve come lui.

Dopo anni in cui la valanga azzurra sembrava essere in letargo, con un falso allarme di nome Giorgio Rocca (che mi sta anche simpatico, ma non può essere definito un campione), ecco Giuliano Razzoli un ragazzo che mi ricorda per molti aspetti La Bomba: speriamo. Speriamo speriamo speriamo!!!

Keps*

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Meno male e malamore.

Ieri sera l’ho guardato, ho guardato il Festivàl (mi piace pronunciarlo alla Mike).

Come ogni anno i commenti su Sanremo invadono i mezzi di comunicazione e, in fondo, per qualche giorno a noi italiani piace; ci rassicura questa istituzione: sentire la frase “Conduce il maestro Beppe Vessicchio”, processare le mise, spesso improbabili, dei cantanti, ripassare il significato della parola “demoscopico”.  A proposito di demoscopico, mi imbuco nella giuria popolare e dò il mio parere riguardo i due artisti che ho apprezzato di più:

Cristicchi, nonstante mi avesse stufato con le sue rose e le sue cose, mi ha fatto proprio ridere e in questa versione lo approvo appieno; mi sembra che l’ironia gli doni di più rispetto alla serietà. E poi c’è Arisa: allegra e semplice, saltella tra le note della sua canzone come una bimba in un prato fiorito.

Io faccio il tifo per loro due, voi?

Keps*

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Salebbe anche ola.

Che qualcosa stia cambiando?

Finalmente qualcuno dice un “No!” a questa bambina capricciosa che è la Cina, anche se ovviamente per un tornaconto personale, ma questo è normale. Spero vivamente che questa vicenda serva a smuovere una situazione estremamente difficile, ma che deve essere cambiata.

NEW YORK –  Google minaccia di abbandonare la Cina. L’annuncio clamoroso è arrivato ieri dal quartier generale di Mountain View, nella Silicon Valley californiana, al termine di una escalation di tensione fra il colosso di Internet e il regime di Pechino. I vertici di Google hanno rivelato che il loro motore di ricerca – nella versione in mandarino – è stato fatto oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di hacker cinesi, che si sospetta siano al servizio della censura di Stato.

Gli attacchi più gravi, che hanno portato all’annuncio di ieri, hanno violato le e-mail di alcuni attivisti per i diritti umani, oltre che di grandi imprese occidentali. In un blog del gruppo, i dirigenti di Google ieri sera hanno rivelato di avere “scoperto un attacco mirato ed altamente sofisticato contro la nostra infrastruttura, originato dalla Cina”. Ulteriori indagini interne hanno confermato che il bersaglio principale sono stati “gli account G-mail di diversi militanti per i diritti civili”.

Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere il regista di questa violazione. Tuttavia la reazione del gruppo californiano non lascia dubbi. Infatti come risposta a questa offensiva senza precedenti, Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni sul suo sito cinese. Interromperà cioè quella politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare che in passato era stata oggetto di polemiche negli Stati Uniti: secondo le ong che difendono i diritti umani infatti Google avrebbe praticato un “collaborazionismo” con la censura di regime, pur di avere accesso al mercato online più grande del mondo (così come Yahoo che arrivò a macchiarsi di delazione consegnando alla polizia cinese le email personali di un dissidente).


L’inizio della collusione con il governo cinese risale al 2006: è in quell’anno che Google inaugurò la versione mandarina del suo motore di ricerca, e quindi un sito che finisce col suffisso “. cn”. Ma ora quel patto col regime è in crisi. Se Google cessa di filtrare il suo motore di ricerca in mandarino, con ogni probabilità il governo cinese ne bloccherà l’accesso e potrebbe oscurarlo definitivamente. In passato Pechino non ha esitato a cancellare la visibilità di Google, o di siti come Wikipedia, se non accettavano di “purgarsi” spontaneamente. Tra le richieste del ministero dell’Informazione cinese, per esempio, c’è la cancellazione dei siti che difendono i diritti del Tibet e dello Xinjiang. Per essere autorizzato a operare sul mercato cinese, Google ha quindi installato dei software che automaticamente evitano l’accesso a siti o a termini che sono tabù per la propaganda di regime. Un prezzo pesante da pagare, in cambio della possibilità di contatto con 300 milioni di utenti Internet: il pubblico online cinese ha ormai superato quello degli Stati Uniti.

Di fronte all’ultima provocazione, Google sembra avere valutato che il prezzo d’immagine da pagare verso l’opinione pubblica americana rischia di essere troppo elevato. Il motto dei fondatori dell’azienda di Mountain Valley, dopotutto, è “don’t be evil”, non essere malvagi.

Keps*

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