Salebbe anche ola.

Che qualcosa stia cambiando?

Finalmente qualcuno dice un “No!” a questa bambina capricciosa che è la Cina, anche se ovviamente per un tornaconto personale, ma questo è normale. Spero vivamente che questa vicenda serva a smuovere una situazione estremamente difficile, ma che deve essere cambiata.

NEW YORK –  Google minaccia di abbandonare la Cina. L’annuncio clamoroso è arrivato ieri dal quartier generale di Mountain View, nella Silicon Valley californiana, al termine di una escalation di tensione fra il colosso di Internet e il regime di Pechino. I vertici di Google hanno rivelato che il loro motore di ricerca – nella versione in mandarino – è stato fatto oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di hacker cinesi, che si sospetta siano al servizio della censura di Stato.

Gli attacchi più gravi, che hanno portato all’annuncio di ieri, hanno violato le e-mail di alcuni attivisti per i diritti umani, oltre che di grandi imprese occidentali. In un blog del gruppo, i dirigenti di Google ieri sera hanno rivelato di avere “scoperto un attacco mirato ed altamente sofisticato contro la nostra infrastruttura, originato dalla Cina”. Ulteriori indagini interne hanno confermato che il bersaglio principale sono stati “gli account G-mail di diversi militanti per i diritti civili”.

Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere il regista di questa violazione. Tuttavia la reazione del gruppo californiano non lascia dubbi. Infatti come risposta a questa offensiva senza precedenti, Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni sul suo sito cinese. Interromperà cioè quella politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare che in passato era stata oggetto di polemiche negli Stati Uniti: secondo le ong che difendono i diritti umani infatti Google avrebbe praticato un “collaborazionismo” con la censura di regime, pur di avere accesso al mercato online più grande del mondo (così come Yahoo che arrivò a macchiarsi di delazione consegnando alla polizia cinese le email personali di un dissidente).


L’inizio della collusione con il governo cinese risale al 2006: è in quell’anno che Google inaugurò la versione mandarina del suo motore di ricerca, e quindi un sito che finisce col suffisso “. cn”. Ma ora quel patto col regime è in crisi. Se Google cessa di filtrare il suo motore di ricerca in mandarino, con ogni probabilità il governo cinese ne bloccherà l’accesso e potrebbe oscurarlo definitivamente. In passato Pechino non ha esitato a cancellare la visibilità di Google, o di siti come Wikipedia, se non accettavano di “purgarsi” spontaneamente. Tra le richieste del ministero dell’Informazione cinese, per esempio, c’è la cancellazione dei siti che difendono i diritti del Tibet e dello Xinjiang. Per essere autorizzato a operare sul mercato cinese, Google ha quindi installato dei software che automaticamente evitano l’accesso a siti o a termini che sono tabù per la propaganda di regime. Un prezzo pesante da pagare, in cambio della possibilità di contatto con 300 milioni di utenti Internet: il pubblico online cinese ha ormai superato quello degli Stati Uniti.

Di fronte all’ultima provocazione, Google sembra avere valutato che il prezzo d’immagine da pagare verso l’opinione pubblica americana rischia di essere troppo elevato. Il motto dei fondatori dell’azienda di Mountain Valley, dopotutto, è “don’t be evil”, non essere malvagi.

Keps*

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Throw thick thought.

Al giorno d’oggi

si attribuisce grande valore all’individualismo,

al dirito di pensare con la propria testa,

senza conformrsi ai valori imposti dalla società o dalla tradizione.

D’atra parte però ci alimentiamo unicamente di informazioni

che provengono dai media e perciò diventiamo incapaci

di basarci sulle nostre qualità personali,

di avere fiducia nella nostra vera natura.

Tenzin Gyatso

Keps*

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Oh oh oh!

Cari lettori,

in quest’epoca di ficcanaso, telecamere, grandi fratelli e zii dal cavallo basso, nemmeno la casa di Babbo Natale è riuscita a sfuggire a una webcam.

E io sogno di essere , ad annusare il profumo della neve e vedere il rumore delle mie impronte, tra lucine e folletti.

Voi dove vorreste essere ora?

Keps*

 

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Quando si dice “avere le conoscenze”.

Uno degli aspetti più belli di avere un’attività in proprio è la possibilità di entrare in relazione con le persone.

La definizione della parola “cliente” non può essere trovata in nessun dizionario: è una specie troppo variegata per essere costretta dentro uno srizzato bustino di poche righe. C’è quello sempre contento e quello che, magari solo in apparenza, non lo è mai; c’è quello che ha bisogno del lavoro subito, anzi prima, e quello che si muove con scrupoloso anticipo. A volte alcuni squisiti, altri sono un po’ acidi e altri ancora si lamentano di un conto che, secondo loro, è troppo salato: ce n’è per tutti i gusti!

Personalmente, quando sento suonare il campanello dell’ufficio, sono sempre molto curiosa perchè da quella porta spesso e volentieri entrano dei personaggi decisamente interessanti. Un esempio? Guardate il mago del video qui sotto;-)

Keps*

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Big Warm Up.

Scaldatevi il cuore con questo video anti-freddo.

Keps*

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4 sudicioni, 3 baldi giovini, 2 invasate…

…1 serata indimenticabile. (Se già ero in ritardo a scrivere il mio articolo dopo la serata di giovedì, ora che ho letto quello di Cipì sono ancora più in crisi).

L’appuntamento è alle 20:30 a casa Dudi-Cipì. Arrivo sotto una pioggia battente, chiaramente dopo essermi persa, parcheggio, scendo. Splat! Una merda sotto la scarpa: come immaginavo, sarà una grande serata. La formazione è così composta: Keps, Cipì, il Dudi, Camana e Lorenzo; direzione Alcatraz-Milano.

Alla guida c’è Cipì che, come vuole la tradizione, sbaglia strada fra gli insulti del Dudi, ma il gruppo è carico e allora via si va via si va si va via. Quando entriamo nel locale stanno suonando gli Avatar tra i quali spicca un vichingo con dei lunghissimi dred biondi, alle prese con un headbanging senza fine; intanto noi beviamo qualcosa e prendiamo posizione nelle retrovie. Lì restiamo solo due canzoni, il tempo di decidere che la nostra missione della serata era toccare il sudicione, nonché Joke Berg. Io e Cipì abbiamo lottato: contro il sudore, contro una tipa posseduta che voleva tirare un pugno a un’altra con cui ho attaccato bottone; abbiamo combattutto per sfiorare anche solo un millimetro di braccio appiccicaticcio e tatuatissimo di uno dei componenti della band. Io mi tiravo su più che potevo, cioè pochissimo, allora Cipì mi ha afferrato e scagliato verso il palco: lei ora ha l’ernia e io il mal di collo.

Ma il lieto fine c’è, eccome se c’è! La tizia con cui ho socializzato nella mischia mi ha assicurato che i metallozzi sarebbero scesi per autografare il merchandising, così ho comprato il poster, mi sono arpionata alla transenna e a un certo punto eccoli che arrivano, tutti e 4 nella mia direzione: strette di mano, congratulazioni, pacche sulle spalle, foto e soprattutto dedica personalizzata “TO KEPS AND CAMS”: pregio.

No regrets at all.

Keps*

P.S.Mentre Cipì mangiava le acciughe, io vagavo amenamente nella zona industriale di Lainate in cerca della via verso casa.

DSC00318

 

 

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A winter melody.

1-2-3 PROVA. 1-2-3 PROVA.

Ci siete ancora, cari lettori? Vi chiedo scusa per questo lungo periodo di latitanza: non avevo la testa per dedicarmi al blog e, per l’assioma secondo cui piuttosto che dire qualcosa per forza è meglio stare zitti, non ho scritto fino a oggi.

Per farmi perdonare dell’assenza, vi regalo una chicca, ma prima ditemi: vi piace lo spot dello Zefiro? Massì, quello dove ci sono lui e lei nel letto al mattino, tutto girato in stop motion. Ebbene, l’idea di questa pubblicità è stata presa da un videoclip stupendo, realizzato per una canzone che entusiasma i cuori romantici e schiude delicatamente gli animi più austeri.

L’autore è Oren Lavie, giovane artista di Tel Aviv, debutta con un album (The Opposite Side of Yhe Sea) che scorre dentro l’animo come una bevanda calda sorseggiata in un rifugio pieno di cuscini rossi, al riparo da un inverno tagliente. Io e Cipì lo ascoltiamo a ripetizione in ufficio; ottimo anche per i viaggi in solitaria o per una cena a lume di candela.

Keps*

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