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Razzo la nostra nuova bomba?

Domenica 22 gennaio 1995.

Come ogni fine settimana il rifugio è affollato di sciatori che sbranano un boscaiolo o anelano a uno speck e brie, ma questa non è una domenica come tutte le altre. Oggi c’è lo slalom speciale e sono tutti qui, tutti qui incollati a un televisore troppo piccolo pre vedere lui: Albertone. Da italo-caciaroni quali siamo, l’attesa è un tripudio di chiacchiere ad alto volume interrotte soltanto dalla speranza che qualcuno si stia per alzare, cosa che, ovviamente, non accade; se un norvegese entrasse qui, sono convinta che gli fischierebbero le orecchie per tutto il giorno.

Ma quando scende lui, sembra che qualcuno abbia urlato “Scoiattolo!”: tutti si fermano e sincronizzano il respiro sul ritmo dei pali, curva dopo curva; in un crescendo di emozioni Alberto ci trascina con lui al traguardo ed è un’ovazione, un’esplosione di gioia. Si torna tutti a sciare, sognando per un attimo di accarezzare la neve come lui.

Dopo anni in cui la valanga azzurra sembrava essere in letargo, con un falso allarme di nome Giorgio Rocca (che mi sta anche simpatico, ma non può essere definito un campione), ecco Giuliano Razzoli un ragazzo che mi ricorda per molti aspetti La Bomba: speriamo. Speriamo speriamo speriamo!!!

Keps*

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Racchettate sulle nocche.

Ci sono cose che non si possono toccare.

Alberto Tomba è una di queste e non transigo. Figuriamoci poi se si possono prendere a pugni! Come ha osato questo qui, questo russo a malmenare un uomo, un campione, un mito? Tra l’altro Albertone non è quello che si definirebbe uno scricciolo, quindi immagino che anche l’aggressore non fosse proprio un omino.

Lo dichiaro colpevole e per questo costretto a un mese di reclusione, all’interno della più minuscola delle matrioske. Da da tiè.

Keps*

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In tv per sport o lo sport per andare in tv?

Un medagliere positivo quello degli azzurri quest’anno alle Olimpiadi di Beijing, ricco di soddisfazioni e di inni di Mameli cantati con le lacrime agli occhi.

Inni nazionali per vittorie personali, visto che il sistema scolastico del nostro Paese tutto fa, tranne che incoraggiare i giovani a dedicarsi allo sport; in Italia un atleta ha una vita difficile, scandita da sacrifici e, in alcuni casi, anche appesantita dalla mancanza di strutture adeguate.

Sudore, passione e grinta sono il carburante di questi fisici prodigiosi, guidati da persone determinate a vincere; il doping, per un attimo, lasciamolo perdere.

Oggi mi trovo a domandarmi come possano, queste stesse persone, acettare di pseudo-condurre reality alla deriva e programmi televisivi di attualità chiacchierata; vorrei capire qual è la motivazione che spinge un atleta a mettere da parte la carriera sportiva, per buttarsi nello starsystem. Soldi? Fama? Voglia di splendere nel mondo dorato?

L’esperienza di Montano-il precursore avrebbe dovuto far riflettere i vari Magnini e Granbassi, ma evidentemente non la pensano come me; riusciranno a rimanere a galla e a non farsi fare stoccate ? Ho i miei dubbi.

Alex l’Ariete in confronto è stato un peccato veniale e, soprattutto, Alberto-il grande non ha mai smesso di vincere.

Keps*

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