Archivi tag: Milano

JJ.

Ovvero Japan Jazz.

Immaginate un viale di ciliegi in fiore, con i rami affollati di gemme e la strada che fa da materasso a qualche petalo sfuggito via; d’un tratto arriva correndo un soffio di vento che li spettina, li mischia, li fa volare in giro, creando un turbinio di colori intonati: questo è ciò che riescono a fare i Soil and the Pimp Sessions con le note musicali.

Un gruppo che ho scoperto casulamente dal vivo durante un Arezzo Wave, che mi ha fulminato dal primo momento e che ho avuto la fortuna di poter rivedere lo scorso giovedì 15 aprile al Blue Note di Milano. Travolgenti a dismisura, hanno fatto ballare il pubblico (una sessantina di persone, di cui una decina giapponesi) con il loro ritmo mozzafiato e la loro capacità di trascinarti con loro nella frenesia dell’improvvisazione jazz.

Spettacolo. Mi hanno detto che pensano di tornare in Italia fra un annetto: speriamo!

Keps*

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Da gustare con le vostre pupille

A caccia di spettacoli.

Siore e siori, questa volta il teatro Caboto presenta ”Il signore va a caccia” di George Feydeau, per la regia di Enrico Beruschi e con la compagnia stabile del Caboto.

La trama
“Quando il signore va a caccia, si sa, lo fa per ingannare la moglie e poterla sorprendere in flagrante reato di adulterio e dedicarsi all’amante. Ma quando la moglie tradita scopre i sotterfugi del marito, decide di ripagarlo accettando la corte del migliore amico di lui. Al n.40 di Rue d’Athènes, a Parigi, casualmente si ritrovano marito, moglie, amanti, squattrinati e poliziotti, in un vorticoso turbine di situazioni e di risate che lascia letteralmente senza fiato lo spettatore.
Dopo un inizio di carattere psicologico, naturalistico, da vera e propria commedia di osservazione, Feydeau abbandona i suoi personaggi al vento infernale che li incenerisce. La rappresentazione diventa un’allegoria comica e acquista la dimensione di satira di costume.
Un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione, di continui colpi di scena: “Feydeau è leggero, spiritoso, tocca la radice dei problemi umani; non è un autore disimpegnato, le sue commedie non sono prodotto di consumo perché è vero, invece, che esse disegnano un’epoca e ne colgono i primi elementi disgregatori.”

locandina_il_signore_va_a_caccia_giugno_big

Io andrò a vederlo sicuramente, poi vi scriverò le mie impressioni (non vedo l’ora di applaudire la Eli!)

Keps*

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Gran Milan!

Cari lettori,

in attesa delle foto de “Le Forme di Morfeo”, pubblichiamo la recensione di un nostro reporter meneghino che mercoledì sera si è recato al nuovo Derby di Milano. In questo ruspante teatrino, diretto da Teo Teocoli, va in scena in questi giorni “Progetto Derby Cabaret”, uno show divertentissimo almeno a detta del nostro inviato. Vai col contributo!

A l’està propi bel ier sera al Derby de Milan cun tuta la Compagnia dei Giovani, al faseva un po cald perchè l’aria cundisiunada la s’era schcepada ma, si sa, el Derby l’è un lucal rustic. I protagunist  eran gent de la vecia Milan, quei lì del Pulverun e del Tricheco, che han cumincià tuch insema quan ch’eran fieou e che dopu 40 ann a se ritrovan su lo stes palcoscenic: Mario Lavezzi, Tony Dallara, Zuzzurro e Gaspare, Armando Celso. Una serada ca racumandi a tuch! Saluti.

Spek

Ringraziamo  Spek per l’articolo, tra l’altro ci ha raccontato che proprio il giorno dopo lo spettacolo, cioè ieri, ha incontrato Zuzzurro in centro a Milano e gli ha fatto i complimenti per l’esibizione: te guarda i casi della vita!

Keps*

progetto_derby_4d

1 Commento

Archiviato in Da gustare con le vostre pupille

They’re back. Definitely back.

Scrivo questo articolo con ancora l’adrenalina che mi pulsa nelle vene, spinta dalle 11.000 teste che ondeggiano avanti e indietro per assecondare un ritmo a cui non si può dire di no.

Da che parte comincio a descrivervi questo concerto spet-ta-co-la-re? Dalla bambola gonfiabile gigante affetta da debordatio pectoris a cavalcioni di un trenoa grandezza naturale, dallo spogliarello di Angus Young madido di sudore con la bocca impazzita o dalla telecamera che lo riprende dal basso mentre saltella con le sue gambette pallide? Facciamo che non parto da nessun punto e ve lo racconto così; del resto si tratta degli AC/DC, perciò la normalità ora non ci riguarda.

Due ore di puro rock senza interruzioni e sempre al massimo, alla faccia dei 60 anni e degli artisti tirchi a donarsi; loro di danno fino all’ultima goccia, senza pause nè cali di tensione: una scarica di energia ad altissimo voltaggio.

Palco e scenografie esagerate, piene di contrbuti e oggetti rigorosamente marchiati AC/DC studiati per esaltare i fan, già in delirio dopo il primo pezzo; vi lascio immaginare l’atmosfera dopo 20 minuti (dico, 20 minuti!) di assolo di Angus.

Già penso a quando torneranno in Italia…dovremo aspettare molto? No dai, facciamo le corna.

Keps*

P.S. Un grazie a H, Spino, l’Emiglietor, Mino, il Conte, la Wiwi e il Baio e al ragazzo di Bergamo.

2636_57491649359_743934359_1361894_7275836_n

2636_57491779359_743934359_1361916_7683768_n

7 commenti

Archiviato in Attualità, Da gustare con le vostre pupille

Un balsamo per l’anima.

È questo ciò che ho pensato, mentre mi lasciavo invadere con tutti i sensi dalla musica e dalla voce vellutata di Franco Battiato.

Ci sono giorni in cui uno pensa di aver smarrito il proprio centro di gravità permanente: la musica travolgente e il genio ironico di Franco te lo fanno ritrovare all’istante. Il concerto al Conservatorio di Milano è stato un crescendo di emozioni, canzoni storiche e brani del nuovo Fleurs, inframmezzate da aneddoti che Battiato ha proposto con umorismo e generosità.

Voto: 10 e lode.

(Che video ragazzi, che video!)

Merlino

5 commenti

Archiviato in Attualità

Il circense delle parole.

Ieri sera credo di aver partecipato al più bel concerto che ho mai visto finora: il Solo Show di Vinicio Capossela, come recita l’insegna intermittente che sovrasta il palcoscenico pieno di personaggi e oggetti strani.

Il velluto che ricopre i sedili dello Smeraldo è ruvido in confronto alla sua voce, che ti lambisce dolcemente, che vorrei mi raccontasse una storia tutte le sere. Il primo tempo dello spettacolo è raccolto, intimo, commovente: quando si accendono le luci resto un attimo stordita, arriccio gli occhi rossi e bagnati dall’emozione; cosa darei per riuscire a scrivere dei testi del genere. Non mi alzo nemmeno durante l’intervallo, ammaliata da un mago dalle dita fulminee che intrattiene il pubblico rimasto in sala.

Con l’inizio del secondo tempo esplode uno spettacolo incredibile e travolgente, tanto che sulle note de L’uomo vivo, tutto il teatro era in piedi a ballare, a correre fra i corridoi inneggiando alla gioia. Come riesce a far risuonare le corde dei cuori in questo modo? Secondo me è perchè vive in prima persona ciò che canta e sa ascoltare il pubblico, ma in primo luogo stesso: è un uomo, ma è anche un bambino; sul palco ha tutti i suoi giochi (i vestiti, gli strumenti consistenti, quelli inconsistenti come chiama lui – il Mighty Wurlitzer, il Theremin, l’armonium ,…) e zampetta da uno all’altro divertendosi come un pazzo. Indossa diverse maschere, ma non per nascondersi, bensì per mostrarsi ancora di più ed esprimere con maggiore forza i suoi sentimenti.

Alla fine la sala inebriata chiede il bis, ma si vede benissimo che è soprattutto lui a non voler smettere e infatti canta fino a quasi mezzanotte. Poi ho proseguito io il concerto: è da ieri sera che canticchio mentalmente le sue parole.

Keps*

P.S. Grazie a Jobander per la segnalazione sul suo blog, non posso che ringraziare e rivambiare.

6 commenti

Archiviato in Da gustare con le vostre pupille

Una serata in compagnia di due personcine a modo.

Cari visitatori,

mi scuso per questi giorni di assenza, forzata, dal blog. Uffi, ho ben due film su cui scrivere e non ho il tempo di farlo. Per fortuna però, Il nostro amico Essedì è andato al concerto degli Oasis e ci regala questo articolo:

Oasis live @ Forum di Assago, 3 Febbraio 2009-02-03

1)Fuckin’ In The Bushes (lovely aaaaaall those guys fuckin’ in the bushes)
2)Rock ‘n’ Roll Star
3)Lyla
4)The Shock Of The Lightning
5)Cigarettes & Alcohol
6)The Meaning Of Soul
7)To Be Where There’s Life
8)Waiting For The Rapture
9)The Masterplan
10)Songbird
11)Slide Away
12)Morning Glory
13)Ain’t Got Nothin’
14)The Importance Of Being Idle
15)I’m Outta Time
16)Wonderwall
17)Supersonic
18)Don’t Look Back In Anger
19)Falling Down
20)Champagne Supernova
21)I Am The Walrus

Si vede subito che il concerto in realtà, è un concerto travestito da parentesi: “Fuckin’ in the bushes” con la voce della vecchiarda che al festival dell’isola di Wight loda i costumi hippy, e la beatlesiana “I am the walrus” psichedelica che più psichedelica non si può.
Il tutto suonato dal gruppo rock più normale che ci sia: la forza dei Gallagher è, da sempre, la normalità della loro grandezza, il loro stile pacato. Anche negli abusi, nelle sbronze, nelle risse, Gallagher e soci si sono sempre comportati da persone comuni.
Sei a presentare un album e ti portano degli scooter nuovi dall’Italia? Te ne sbatti della noiosa promozione, e scappi in giro per la città in Vespa.
Litighi con tuo fratello? Lo mandi al diavolo, e gli lasci finire il tour da solo
Sei in un locale tedesco, sbronzo e molesto? Finisci a fare a botte con dei tipacci e ti spaccano i denti.
Vorresti vedere il pallone d’oro nella tua squadra del cuore? Vai a suonare nella sua città e gli dedichi “Don’t look back in anger” (Don’t you know you might find, a better place to play…)
E se in passato ci avevano abituato a concerti un po’ sintetici a livello di durata, e magari con qualche imperfezione canora ( di Liam…anzi no, di Laiam, come ci insegna la presentatrice più pagata in Italia, o giù di li), ieri sera niente, sono stati anormalmente perfetti: quasi due ore di concerto, e Liam fresco, lindo, un po’ modaiolo (come parte del pubblico, arrivato direttamente dal San Carlo di Milano) e intonato.
Warhol ci diceva che nel futuro tutti avrebbero avuto diritto a 15 minuti di celebrità.
Gli Oasis sono andati oltre: per una notte possiamo essere tutti “rock’n’roll star”. E se ce lo diciamo tutte le sere, beh, è un gran bel vivere.

Essedì

Keps*

oasis

Keps*

1 Commento

Archiviato in Attualità